Non è un segreto, e non è immorale o ingiusto il fatto che ogni azienda cerchi, per far crescere il proprio business, di aumentare la propria base clienti con "tattiche di seduzione" che rendono i propri prodotti/servizi ancora più attraenti.
Le tattiche più diffuse, soprattutto nel mondo IT sono:
Qual è la convenienza, per un fornitore, nel dare un prodotto/servizio a prezzi estremamente vantaggiosi?
Ogni tattica sopra elencata implementa, di fatto, una strategia di "vendor lock-in" o, parafrasando in Italiano, di ingabbiamento del fornitore. Dal punto di vista del cliente, il fornitore ti seduce con una tattica e ti rende più difficile, in un modo o nell'altro, "uscire" o "cambiare".
Ciò consente al fornitore di annullare o ridurre la concorrenza e, di conseguenza, aumentare i margini sui profitti derivanti dai clienti "continuativi", a fronte di un investimento consistente nella fornitura del prodotto iniziale a un prezzo percepito basso e estremamente appetibile.
Gartner illustra come i quattro giganti dell'ICT mondiale implementano le strategie di lock-in giocando, oltre che sul fattore "prezzo", su vincoli tecnologici, di roadmap, di corretto uso delle licenze.
Purtroppo Gartner non affronta il tema del vendor lock-in nel caso di software e architetture aperti, nonostante le acquisizioni di Oracle su alcuni prodotti di punta (OpenOffice, Mysql).
In risposta al crescente diffondersi delle architetture (e software) aperti che contrasta naturalmente il vendor lock-in, i fornitori hanno elaborato una tattica in alcuni casi vincente: implementare le funzionalità con tecnologie/architetture aperte, fornendo al cliente il codice sorgente di tutte le funzionalità standard, e fornendo al contempo una serie di caratteristiche proprietarie che migliorano il prodotto/servizio (in termini di performance, semplicità, campo applicativo), e che costituiscono, nei fatti, una nuova tattica di vendor lock-in.
Non ci si illuda, comunque, di poter considerare la scelta "aperta" come una manna dal cielo: si consideri ad esempio il fatto che, sempre più spesso, il semplice possesso del codice sorgente non consente di essere realmente "padrone" del prodotto e che, a fronte di necessità di aggiornamento o modifica del software, è necessario il ricorso a un fornitore o consulente esterno con esperienza nel dominio, a meno di non sviluppare, all'interno della propria azienda, le competenze necessarie per la gestione e l'evoluzione del prodotto.
In linea di massima, il ricorso a software a sorgente aperto costituisce un vantaggio a patto che:
In conclusione, il vendor lock-in non deve essere visto come una piaga o un problema, ma come un fattore di rischio che deve essere considerato nell'analisi costi-benefici di una serie di prodotti/servizi da acquisire.